Logo odontomedica

Numero Verde Odontomedica Napoli

Apparecchio Denti Bambini

Apparecchio ai Denti dei Bambini (domande più frequenti)

1. “Dottore mio figlio/a deve necessariamente mettere l’apparecchio ai denti? Che succede se rimandiamo?” 

RISPOSTA: Le malocclusioni che si manifestano già in età pediatrica e che devono essere corrette tempestivamente sono quelle di natura scheletrica, cioè tutte le alterazioni della crescita ossea del mascellare superiore e/o della mandibola, che purtroppo presentano un’evoluzione quasi sempre negativa: le cause sono ancora oggetto di indagini ma oggi abbiamo molte più certezze, soprattutto nell’ambito della terapia.

- La diagnosi e l’intervento precoci risultano fondamentali per una delle malocclusioni che più frequentemente si osserva in età pediatrica, il “morso crociato”, le cui caratteristiche principali sono:

  • Palato stretto
  • Asimmetria di posizione della mandibola
  • Deviazione della punta del mento a destra o a sinistra

Tali problematiche difficilmente possono migliorare in modo spontaneo; i casi più gravi se non trattati in età pediatrica possono necessitare di un intervento chirurgico a fine crescita. E’ importantissimo sottolineare che il morso crociato può manifestarsi prima che siano erotti i primi denti definitivi (4 - 6 anni); la terapia così potrà avvalersi di apparecchiature poco ingombranti ed estetiche, che mirano ad espandere il palato e a far riacquistare spontaneamente la posizione normale della mandibola, evitando il peggioramento del problema ed una terapia molto più complessa con il progredire dell’età.

Un altro problema che richiede un intervento precoce in età evolutiva (5-8 anni) è la malocclusione di “III classe”, dove la mandibola è posizionata in avanti rispetto al mascellare superiore. Ciò vale soprattutto se si ha una crescita mandibolare eccessiva (con familiari o membri di generazioni precedenti che hanno lo stesso problema) che, se non intercettata in questa fase, candida il paziente ad un intervento chirurgico a fine crescita. Tra i 5 e gli 8 anni possiamo avvalerci di presidi che consentano di far avanzare il mascellare superiore e rallentare la crescita mandibolare. Dopo gli 8 anni con le stesse apparecchiature i risultati saranno molto più ridotti e, quasi certamente, non più sufficienti per la correzione completa del problema.

Anche nel caso opposto delle “classi II”, dove abbiamo il mascellare superiore più prominente rispetto alla mandibola e, frequentemente, un’eccessiva distanza tra gli incisivi superiori ed inferiori (nell’ immaginario collettivo essa si identifica nella figura dei “denti a coniglio”, con il tipico posizionamento aggravante del labbro inferiore tra i denti), risulta fondamentale un intervento precoce, prima che siano comparsi tutti i denti permanenti. Il trattamento ortopedico delle II classi idealmente dovrebbe essere effettuato nel periodo del cosiddetto “picco di crescita” (quando nel bambino/a tipicamente si riconosce un improvviso ed importante aumento in altezza e peso), mediamente intorno ai 9 – 10 anni nella femmina e 11 – 12 nel maschio, con dispositivi che stimolino la crescita e l’avanzamento della mandibola. In verità dobbiamo considerare che durante il “picco di crescita” il soggetto subisce una vera e propria “accelerazione” della crescita scheletrica, sia generale che a livello delle ossa del mascellare e della mandibola: ciò determina che, in parte, la malocclusione si corregga spontaneamente, specie se di entità lieve; tuttavia proprio tale picco per lo specialista costituisce l’arma in più per conferire al paziente una chiusura ideale ed un profilo armonico e gradevole. Questo discorso non è sostenibile naturalmente per le II classi moderate o gravi; per quest’ultime è indicato intervenire ancora più precocemente: per quali motivi?

  • In caso di II classe scheletrica grave, con distanza notevole tra gli incisivi superiori ed inferiori, un intervento precoce permette di ridurre notevolmente la possibilità di traumi e fratture degli incisivi
  • Restituiamo al piccolo paziente un profilo più armonico e gradevole, con notevoli ripercussioni in ambito psicologico e sociale (si pensi al bambino preso in giro dai coetanei per il suo aspetto facciale “da coniglio”).

Queste considerazioni sono ancor più valide se consideriamo che problematiche così importanti avranno un solo possibile destino a fine crescita: la chirurgia maxillo – facciale.

- Le malocclusioni caratterizzate da un’eccessiva sovrapposizione verticale degli incisivi superiori sugli inferiori (“morso profondo”) e, viceversa, da una scarsa sovrapposizione (“morso aperto”), rientrano nel capitolo delle malocclusioni “funzionali”, nel senso che possono almeno in parte essere determinate o peggiorate da abitudini viziate quali: succhiamento del dito o del ciuccio, respirazione orale, interposizione e/o succhiamento del labbro, etc. In tal senso risulta fondamentale sottoporre ad una prima visita odontoiatrica i propri figli a partire dai 2 - 3 anni di età, al fine di poter intercettare e correggere precocemente eventuali anomalie funzionali, che possono contribuire ad alterare la fisiologica crescita scheletrica del mascellare e della mandibola e determinare alterazioni dell’eruzione dentaria.

La correzione di questi “disordini” oggi più che mai va effettuata fin dalla tenera età (dai 5 anni in poi), fornendo istruzioni al piccolo paziente e ai genitori (ad esempio in caso di succhiamento persistente del dito, talora oltre i 6 anni di età, si istruisce il paziente a non succhiare più il dito spiegando le possibili conseguenze, fino all’applicazione di una “fascia” per interferire con l’atteggiamento viziato) ed un eventuale supporto psicoterapeutico; nei casi di alterazioni della “postura” linguale sempre più ci si avvale anche di un supporto logopedico. Per le problematiche di morso profondo e morso aperto attualmente ci possiamo avvalere inoltre di dispositivi trasparenti in materiale plastico biocompatibile, ben tollerati ed estetici, personalizzabili nel colore, che permettono di ottenere risultati sorprendenti:

  • Riduzione significativa fino alla correzione completa della malocclusione
  • Guida all’eruzione dei denti permanenti nelle giuste sedi
  • Rieducazione funzionale della lingua e delle labbra

Queste apparecchiature oggi costituiscono un’opportunità da non sottovalutare perché permettono di evitare terapie più lunghe e complesse negli anni successivi.

E’ fondamentale infine che l’ortodontista, in team con l’odontoiatra pediatrico, inquadri e gestisca i problemi di spazio in arcata, spesso determinati da carie destruenti dei denti da latte, fino alla perdita precoce degli stessi; se non si interviene precocemente, il risultato è una perdita di spazio per i denti definitivi (ad es. in seguito all’estrazione precoce per carie dei secondi molaretti da latte, se non si “bloccano” con un’apparecchiatura fissa o mobile i primi molari definitivi situati immediatamente dietro, si dovrà intervenire successivamente in modo più complesso per riposizionare gli stessi).

2. “Dottore, non è prematuro mettere l’apparecchio? Mio figlio/a non deve cambiare prima tutti denti?”

RISPOSTA: Un pregiudizio diffuso nell’opinione generale è che si possa iniziare un trattamento ortopedico - ortodontico solo dopo che i denti da latte siano stati completamente sostituiti da quelli definitivi.
Il morso crociato molto spesso, come già discusso, è un problema scheletrico del mascellare superiore, a cui può associarsi un’asimmetria di posizione della mandibola che, se non viene corretta e si lascia peggiorare, necessiterà di un intervento chirurgico a fine crescita. Poiché vogliamo agire al più presto sulla base ossea del mascellare superiore piuttosto che sui denti, metteremo in atto delle procedure terapeutiche che non rendono necessario per il paziente avere in arcata tutti i denti definitivi.

Il trattamento delle malocclusioni di III classe operato secondo i tempi di inizio – terapia suddetti con i dispositivi più innovativi a nostra disposizione, prescinde assolutamente dalla presenza dei denti permanenti ed agisce direttamente sulle basi scheletriche.

Nelle II classi iniziare la terapia ortopedica prima che siano comparsi tutti i denti definitivi risulta anche strategicamente decisivo: se infatti ciò si realizza quando il paziente sta perdendo i canini da latte inferiori (e quindi è verosimile che debba ancora cambiare dei molaretti superiori e/o inferiori), la correzione completa della problematica scheletrica (con un miglioramento netto del profilo) coinciderà con il completamento della permuta stessa: questo consentirà di passare immediatamente da una terapia ortopedica ad una terapia fissa (se il soggetto ne avrà bisogno, finalizzata ad allineare perfettamente i singoli denti ed effettuata in genere con attacchi, le cosiddette “stelline”) senza dover aspettare altro tempo, riducendo notevolmente i tempi complessivi di trattamento ed evitando uno stress prolungato al paziente, ai genitori e al medico.

La terapia delle problematiche di morso profondo e morso aperto in età pediatrica con dispositivi trasparenti in materiale plastico biocompatibile deve essere condotta mentre i denti vengono sostituiti, in modo da guidare quelli permanenti nelle giuste posizioni e da correggere la malocclusione sul nascere.  

La salute comincia da un sorriso.

Copyright © 2017 Odontomedica Group S.r.l. - P.IVA 08421331219 - Sede Legale: Via dei mille, 40 - Napoli

Privacy Policy | Cookies | Unisciti a noi | Powered by Medea Web

Da Guidaestetica.it
Odontomedica - Implantologia ed Estetica del SorrisoVedi profilo

Questo sito utilizza i cookies per migliorare la tua esperienza di navigazione. Ti preghiamo di cliccare il pulsante a fianco per accettarne l'utilizzo.